Partito di Alternativa Comunista

Elezioni a Madrid del 4 Maggio.

 

Elezioni a Madrid del 4 maggio

Né ridere né piangere, ma comprendere.
la vita va avanti, la lotta continua!

 

 

 

 

Corriente Roja, sezione spagnola della Lit- Quarta Internazionale

 

 

 

Il trionfo del Pp di Ayuso è stato tanto indiscutibile quanto prevedibile, per chi vuole andare oltre i luoghi comuni e i vuoti slogan. Abbiamo detto prima delle elezioni «Non è “la gente”, sono le classi sociali» e il fenomeno Ayuso e la sua vittoria non possono essere spiegati senza tener conto della base sociale e clientelare che ha trasformato Madrid in un feudo elettorale di destra, e senza tener conto del malcontento sociale per le politiche erratiche di fronte alla pandemia e della rabbia crescente nei confronti del governo di Pedro Sánchez.
La Ayuso è la presidentessa di un governo borghese decadente e dipendente dagli investimenti speculativi, dal turismo e dalle briciole che riceve dall'«Europa» e, su questa base materiale e su questo modello produttivo - della Madrid dei bar, degli hotel, dei negozi e dell'apparato amministrativo dello Stato - regna la Faraona della libertà (il soprannome della Ayuso, ndt). Sì, la libertà degli orari commerciali, dei bar aperti a tutte le ore, dell'invasione dei luoghi di ritrovo nelle strade; della libertà delle imprese di rispettare o meno gli scarsi diritti dei lavoratori. Questa è la base sociale di questo governo reazionario, a cui non manca il sostegno dei militari, dei funzionari di lunga data, della polizia, degli amministratori benestanti e dei lumpen. Anche in questa occasione ha trascinato con sé una fetta di lavoratori e di lavoratrici di settori come il commercio o gli albergatori.
I discorsi della Ayuso non hanno avuto prima, durante e dopo la campagna elettorale altri destinatari che quella base sociale che viene incitata al fanatismo con slogan opportunisti, su cui hanno lavorato per decenni i governi di maggioranza del Pp e che ora il Pp si contende con Vox. Quella piccola borghesia scossa dalla crisi, che trova nella xenofobia e nel razzismo la spiegazione delle sue disgrazie, che vuole salvarsi calpestando la testa di chi si trova in basso e che si avvolge nella bandiera monarchica della Spagna.
A questa base sociale, la Ayuso aggiunge una legge elettorale ereditata dal regime franchista, un sistema di informazione monopolizzato dalle grandi società di comunicazione e un'opposizione che ha brillato principalmente per la sua assenza e che si è presentata come i consoli del governo di Pedro Sánchez, proponendo di ripetere a Madrid le stesse politiche che il governo ha applicato in tutto lo Stato. È dunque così sorprendente il risultato?

 

La dura realtà e le belle parole

Quelli delle schede blu (il Pp, ndt), come in alcuni giochi di società, ne hanno incassata una e vogliono contarne venti. Di nuovo, mediante slogan opportunisti i bardi della Faraona delle taverne continuano la campagna: Madrid si tinge di azzurro; la destra vince nei feudi operai, ecc.  I dati oggettivi smentiscono queste affermazioni. Nei quartieri popolari di Madrid, come Puente de Vallecas, il «blocco di sinistra» continua a superare di gran lunga i blu e i verdi messi assieme. Lo stesso accade in altri quartieri popolari come Villaverde, Usera, Villa de Vallecas o Vicálvaro o nelle città della cintura industriale come Coslada, Fuenlabrada, Getafe, Leganés o Rivas Vaciamadrid.
Ora la Ayuso esalta la sua vittoria, ma allo stesso tempo l'ammiratrice di Trump segue la stessa strada del suo maestro. Perché la verità è che il Pp non è riuscito a recuperare i deputati del 2011 e in molti luoghi, soprattutto nei quartieri popolari, non ha nemmeno recuperato il numero di voti che aveva ottenuto allora.

 

Chi ha scommesso sul riscatto del Psoe (Podemos) è precipitato con lui

In mezzo alla polarizzazione politica che si vive in tutto lo Stato, la Ayuso ha mobilitato la sua base sociale, mentre la «sinistra» ha tentato di fare lo stesso, proponendo in alternativa un altro modello: la ripetizione del governo di coalizione a Madrid. Quello che ha ottenuto è stato di aggiungere al paniere dell’Ayuso tutta la rabbia crescente contro il governo di Pedro Sánchez.
Con questo progetto, lungi dal produrre entusiasmo, al massimo quello che è stato ottenuto è stato mobilitare nei quartieri la classe operaia per andare a «votare tappandosi il naso», «votare per il male minore» o «qualunque cosa serva per fermare l'estrema destra». Ora non resta loro che il ricorso allo squallido metodo di scaricare le colpe (della sconfitta, ndt) sulla gente. Quando si negano la lotta di classe, le disuguaglianze sociali e il carattere di classe di tutto il governo, allora non vi è altra scelta che incolpare «la gente» e ricorrere al detto reazionario in base al quale «ogni popolo ha il governo che merita».
Ne è un esempio l'ennesima pedanteria di Monedero (uno dei fondatori di Podemos, ndt): «Quelli che guadagnano 900 euro al mese non mi sembrano Einstein. Quando hai una falsa coscienza della realtà e voti per i tuoi carnefici, ti stai sbagliando». E votare, in diretta o in differita, per il Psoe rappresenterebbe invece una vera coscienza, significherebbe cioè votare per i propri salvatori?
Il Psoe è un partito borghese, il partito delle banche e delle multinazionali, il difensore dell'Europa dei mercati, della Nato, dello smantellamento industriale, del salvataggio delle banche. È il partito che ha avviato la privatizzazione dei servizi sanitari, dell'istruzione, dei servizi pubblici, che il Pp ha dovuto solo approfondire; quello che ha promesso di ritirare la riforma del lavoro - che include la precarietà del lavoro, i salari miseri e i licenziamenti - e poi non l'ha abrogata; quello che ha annunciato l'abrogazione della legge sul bavaglio che è ancora lì, tra le altre; e che poi ha proseguito sbattendo in galera i rapper; quello della riforma delle pensioni e del Patto di Toledo (la riforma delle pensioni, ndt). E tutta la propaganda alternativa della sinistra (di Podemos in particolare, ndt) è stata: votate per il Psoe o per noi per consentirci di governare in coalizione con il Psoe. Questa è l'opposizione che ha avuto la Ayuso
.È sempre più semplice spiegare le cose invocando la stupidità degli altri e chiamarli idioti, invece che provare a spiegare come dal voler fare l’assalto al cielo, dal voler porre fine al regime del 78 e alla sua Costituzione, si è passati all’assalire le poltrone parlamentari, finendo per poi entrare nei governi padronali e assumendo la Costituzione del 78 come proprio programma.
Hanno fatto una campagna come devoti del governo Sánchez, ignorando la dolorosa gestione della pandemia, i licenziamenti mediante Erte ed Ere (strumenti legislativi per i licenziamenti, presenti nello Statuto dei lavoratori, ndt) da parte di chi governa il Paese oggi, aggirando i piani - già in corso di attuazione o annunciati - secondo i dettami dell'Ue, sostenendo la sua codardia nei confronti delle case farmaceutiche per liberalizzare i brevetti.
Il modello di Paese basato sui bar e sugli hotel, sulla deindustrializzazione e il turismo, e sulle privatizzazioni dei servizi pubblici, non è patrimonio della Ayuso, è lo stesso su cui da decenni si insediano i governi del Psoe e del Pp e oggi del governo di coalizione. Dalle mani del Psoe può venire solo una politica simile a quella della destra e in queste condizioni l'opzione in molti casi non è altro che scegliere tra l'originale o la sua brutta copia.
Non hanno saputo entusiasmare perché non si genera entusiasmo a partire da slogan vuoti. Nonostante l'elevata partecipazione, i quartieri popolari, quelli con il reddito pro capite più basso, come Usera, Puente de Vallecas, Villaverde e Carabanchel, sono le uniche zone della capitale dove l'astensione ha superato il 30%. Ed è in questi quartieri della classe operaia che il Psoe, quello del governo di coalizione, perde massicciamente i voti, oltre 176.000.

 

La lotta continua

Oggi nel mondo, come la Colombia mostra in questi giorni, di fronte alla débâcle di questo sistema capitalista che fa ricadere sempre sugli stessi/e le disgrazie e la miseria mentre i grandi capitalisti e la borghesia accrescono i loro profitti, la crescente sfiducia dei giovani nelle organizzazioni tradizionali e nonostante la debolezza di un'opzione rivoluzionaria con influenza nella classe operaia e negli oppressi/e, ha posto all’ordine del giorno le esplosioni sociali.
La Ayuso e tutti i governi sono terrorizzati dal carattere esplosivo della situazione sociale. Come nell'esplosione sociale del 15M (movimento degli indignados, ndt), continueremo a dire che l'organizzazione e la lotta costituiscono l'unico percorso. Continueremo a combattere ogni giorno per costruire sindacati di classe e combattivi, a organizzare gli studenti... e a costruire un'organizzazione rivoluzionaria con la classe lavoratrice e i giovani: un’organizzazione che affermi che non c'è cambiamento senza un vero programma socialista anti-capitalista e rivoluzionario, che chiami la classe operaia a combattere contro il sistema, il regime monarchico e i governi borghesi.
Lo scorso 1 maggio eravamo in piazza con il sindacalismo di classe e in questi giorni tornano in piazza i lavoratori e le lavoratrici che sono minacciati/e di essere licenziati/e, così come i pensionati e i tanti lavoratori che stanno affrontando i licenziamenti e le chiusure delle fabbriche. E dovremo lottare insieme, sostenere quelle lotte, indipendentemente da chi governa.

 

[traduzione di Salvatore de Lorenzo]

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